Ha suonato il piano

Questa sera jazz. La prima serata di un programma dedicato ai pianisti jazz.

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Chris Jarrett ha suonato dei bei brani, alcuni li cercherò nei negozi. Quasi tra ogni coppia di brani ha sospesi l’esecuzione per introdurre con poche parole il brano successivo.

A metà del primo tempo di è fermato in piedi davanti al pianoforte; fermo immobile, leggermente sbilanciato in avanti come se stesse controllando le corde o uno degli altri dispositivi. Sembrava che stesse pensando a come risolvere un contrattempo.

Un piccolo colpo. Non molto forte. Un secondo “toc!” che rimane un attimo nell’aria grazie alla eco della cassa dm del pianoforte.

Un terzo. È Jarret che alza la copertura della tastiera fino a farla appoggiare al frontone del piano.
Ancora una volta con più forza dopo una pausa misurata.

Allunga le mani sulle corde e le tocca quel tanto che basta per farle vibrare. Pausa. Pensa. Fa scorrere le mani sulle corde più sottili e tese per ottenere dei suoni acuti mentre con l’altra mano fa battere la copertura della tastiera contro il frontone del piano.

Guarda il pubblico e sorride sornione.

Si siede. Percuote il frontone con la mano, la parte esterna del bordo della tastiera, la parte esterna sotto alla tastiera, le gambe dello sgabello ed il poggia spartiti.

Si alza, arriva a fianco del piano, per quote la fiancata come stesse cercando un punto che suona male. Un po’ sopra, un po’ sul fianco, un po’ sul l’asta che sostiene il coperchio della cassa armonica.

È con una mossa teatrale chiuda la cassa armonica dando le spalle alla sala. Si ferma, raddrizza la schiena e sbuffa per lo sforzo. Si ferma. Si gira al pubblico e sorride compiendo un gesto con le spalle: “Ecco fatto, non ve lo aspettavate, vero?”. È chiude con sorriso sornione prima di passare al brano successivo.

E si, ha suonato il piano.

Pausa. “Ma poi torno…”.